Insonnia da “adattamento”

L’insonnia psicofisiologica, primaria, non va confusa con un’altra apparentemente simile ma ben diversa alla quale accennavo prima, derivante anch’essa da stress ed eventi ansiogeni ma passeggera: un’insonnia che molte persone sperimentano e che si esaurisce con il superamento delle cause che l’hanno provocata. Se nel caso dell’insonnia psicofisiologica l’ansia provoca una serie di reazioni a catena che «avvelenano» a lungo termine il sonno dell’individuo, in quest’altra insonnia i disturbi sono una semplice risposta all’evento ansiogeno, e si concludono in un arco di tempo limitato. Per questa ragione questa insonnia viene definita da adattamento, e rientra nelle insonnie secondarie, cioè quei disturbi che hanno origine da fattori esterni e possono essere curati rimuovendo la causa che li provoca.

Per esempio, in persone particolarmente sensibili l’attesa di un esame, la possibilità che emergano difficoltà nel lavoro, nella vita familiare, o anche un’intensa gioia improvvisa provocano «un’attivazione emotiva» che interferisce con i normali cicli del sonno. E fin quando questa eccitazione nervosa non si «spegne», il soggetto non riesce a dormire bene. è un’insonnia, comunque, di durata relativamente breve (al massimo qualche mese), e di solito scompare insieme all’evento stressante(o sovreccitante). è qualcosa, del resto, che sia pure in modo più leggero tUtti sperimentano. Chi non ha conosciuto, almeno una volta, un sonno agitato o una difficoltà di addormentamento a causa di un’arrabbiatura, una prova da affrontare, una seria preoccupazione? Il fatto è che per i buoni dormitori si tratta di episodi isolati, saltuari, di breve durata: dopo un paio di notti «in bianco», i meccanismi cerebrali del sonno reclamano i loro diritti e recuperano la temporanea deprivazione con una profonda dormita. In altre persone, più sensibili ed emotive, l’evento ansiogeno può invece innescare un periodo più lungo di insonnia. Naturalmente, le frontiere non sono così nette: ci sono anche persone che a causa di un semplice trasloco, di un cambiamento di fuso orario, di una permanenza ad alta quota entrano in un periodo di insonnia che può durare due o tre settimane. Sono tutti casi che di norma possono essere risolti o gestiti in modo soddisfacente dal medico specialista, a condizione che il paziente non cerchi di curarsi da solo e non faccia pasticci con i farmaci, perchè talvolta può subentrare un condizionamento negativo che peggiora la situazione rendendo l’insonnia più difficile da guarire.

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